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Perché si decide di migliorare e da che cosa si parte per farlo?

Nella cultura occidentale la nozione di “miglioramento” si riferisce sempre  all’eliminazione di  difetti, alla soluzione dei problemi, alla correzione degli errori.

A differenza di noi occidentali, i giapponesi non aspettano che ci siano disfunzioni o segnali di criticità ma prendono  in esame qualcosa che sembra non aver bisogno di miglioramento  e decidono   di farlo diventare qualcosa di meglio.

È un concetto che non si basa sull’assunto che si deve migliorare solo ciò che contiene degli errori o che non funziona.

Quasi sempre, noi pensiamo che poiché le cose funzionano bene così, non dobbiamo intervenire e dobbiamo lasciarle così e, anzi, troviamo pericoloso e destabilizzante apportare modifiche in qualunque direzione.

“Migliore”, per esempio, può voler dire che bisogna tendere a rendere le cose solo più semplici, attribuendo a questa dimensione un alto valore.

Come afferma B. Munari in “Da cosa nasce cosa”:

“Semplificare è un lavoro difficile ed esige molta creatività. Complicare è molto più facile, basta aggiungere tutto quello che ci viene in mente […]”. 

In Giappone usano il Kaizen.

Cos’è?
Il Kaizen
  assomiglia  a una filosofia, a uno stile di vita piuttosto che a una strategia, poiché si basa sul fatto che le cose  fanno  parte di un processo e qualunque processo, anche quello che funziona,  può essere migliorato costantemente, non solo quando presenta anomalie o errori.

Il Kaizen è un modo di essere.

Il miglioramento dovrebbe dunque essere continuo e “inesorabile”, non nell’ottica solo di  rompere con il passato, ma in un’ottica di evoluzione creativa continua.

Nelle aziende, il miglioramento richiede  il coinvolgimento di tutti e ogni singola persona dovrebbe  proporre e portare quotidianamente dei piccoli cambiamenti nel proprio contesto di lavoro, impegnandosi in prima persona in un processo di  miglioramento continuo.

Per mantenere forte  la spinta al miglioramento, per realizzare  i piccoli cambiamenti che lo rendono possibile, è necessario naturalmente  cambiare continuamente il proprio punto di vista, il proprio modo di pensare e di guardare al processo da perfezionare.

In altri termini, il Kaizen richiede di abbandonare la logica, spesso unico criterio di valutazione,  in favore della creatività.

Gli elementi del Kaizen sono (rif. Masaaki Imai “Kaizen”)

1.   Il lavoro di squadra

2.   La disciplina personale

3.   La morale migliorata

4.   Cerchi di qualità

5.   Suggerimenti per il miglioramento

  1. Essenziale il coinvolgimento di tutti 
  2. la volontà di cambiare e la disciplina per perseguire l’obiettivo 
  3. un alto senso etico che vede nel miglioramento e nel perseguimento dell’eccellenza un’occasione di crescita e un traguardo a cui mirare 
  4. la possibilità che dal cambiamento individuale derivi un cambiamento generale
  5. la costante focalizzazione per far derivare il miglioramento dai pensieri e dai bisogni individuali.

Come funziona il processo del kaizen?

Il Kaizen, nei termini di processo, può essere assimilato al ciclo di Deming (o ciclo PDCA):

  1. 1.     PLAN l’idea
  2. 2.     DO il fare
  3. 3.     CHECK la valutazione
  4. 4.     ACT l’applicazione agli altri ambiti

È un processo nel quale tutti devono sentirsi coinvolti e  fondamentale diventa il compito dei Leader aziendali, dei Responsabili di area e di progetto, dei Manager ai vertici della gerarchia aziendale:

Essi diventano  fattori chiave per la creazione di un’atmosfera aperta a ogni analisi, alle critiche e ai suggerimenti, anche quando risultassero non del tutto in linea con gli obiettivi.

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