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“Nella mia concezione, l’uomo è un organismo ambizioso, capace di agire d’anticipo in previsione di problemi, necessità di cambiamenti, attivo nel modellare il corso della sua vita e i sistemi sociali che organizzano, guidano e regolano le materie sociali” (A. Bandura)

Il comportamento umano è determinato da molti fattori diversi che interagiscono tra loro ma Bandura pensa che le persone, attraverso le proprie azioni, possano contribuire a indirizzare  e decidere la loro vita.

L’agentività (agency) è la facoltà di far accadere le cose, intervenendo sulla realtà, esercitando un potere causale.

“Le persone, attraverso i meccanismi di agentività personale, contribuiscono a determinare il loro funzionamento psicosociale. E nessun meccanismo di agentività è più importante o pervasivo delle condizioni di autoefficacia” (A. Bandura)

Le persone sono stimolate ad agire perché sono convinte di ottenere, grazie alle loro azioni i risultati che si prefiggono.

Il senso di “autoefficacia” è il vero “motore” dell’azione.

“Il senso di autoefficacia corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. Le convinzioni che le persone nutrono sulle proprie capacità hanno un effetto profondo su queste ultime. Chi è dotato di self-efficacy si riprende dai fallimenti; costoro si accostano alle situazioni pensando a come fare per gestirle, senza preoccuparsi di ciò che potrebbe eventualmente andare storto” (A. Bandura)

La teoria dell’autoefficacia cerca di spiegare perché le persone cambiano e perché quando cambiano fanno quello che fanno.

I cambiamenti che si possono osservare nel comportamento di una persona possono essere suddivisi in tre categorie fondamentali:

1.      cambiamenti da esperienze dirette

2.      cambiamenti da stimoli verbali (persuasione o convincimento verbale) come informazioni che portino modifiche di aspettative e convinzioni

3.      cambiamenti legati a stati di tensione emotiva particolare

I cambiamenti del comportamento sono collegati in modo molto forte alle aspettative  e, nello specifico, a ciò che Bandura chiama “di efficacia personale” o “autoefficacia”.

Bisogna fare una distinzione tra aspettative relative all’efficacia e aspettative relative al risultato.

La prima è la convinzione di poter attuare con successo il comportamento necessario a produrre i risultati voluti.

La seconda è la valutazione espressa da una persona secondo cui un certo comportamento condurrà a risultati certi.

Di seguito, un’intervista allo psichiatra Ferdinando Pellegrino di Paola Marian, della Stampa di TO:

 “SIAMO TUTTI INTELLIGENTI. POCHI LO SANNO”.
Le strategie per aumentare la creatività.

Non è questione di intelligenza se alcuni diventano “star”, mentre altri si perdono in un bicchiere d’acqua . Secondo lo psichiatra Ferdinando Pellegrino, la chiave del successo si chiama “autoefficacia”, come spiega nel suo nuovo saggio “Personalità e autoefficacia: come allenare ragioni e emozioni “. In media infatti,  abbiamo tutti la stessa intelligenza: il problema è che non la utilizziamo tutti allo stesso modo.

In che senso siamo ugualmente intelligenti?

Il talento non è genetico, ma frutto di una costante applicazione. La valutazione classica del “QI” dimostra che quasi la metà delle persone ha lo stesso livello di intelligenza: il 46%, infatti, ne ha uno compreso tra 90 e 109 e soltanto l’1% arriva a livelli tra 120 e 139. Si tratta di valori che non aumentano né diminuiscono con l’età: ciò che varia, in ogni fase della vita, è semplicemente l’utilizzo che ne facciamo .

Perché, allora, le prestazioni sono così diverse?

Spesso l’intelligenza può “fallire”  a causa di un paradosso tipico della nostra condizione: pur potendo vivere bene, molti scelgono modalità disfunzionali – dal fumo alle droghe – complicandosi l’esistenza e perdendo di vista gli obiettivi fondamentali. Così rinunciano a usare fattori-chiave come il pensiero laterale e la creatività.

Come fare, quindi, per sfruttare le nostre “doti” naturali?

E’ necessario applicare l’”autoefficacia”: è un preciso atteggiamento mentale che spinge a dare il meglio di sé in ogni circostanza .

In pratica?

Unendo gli aspetti cognitivi e quelli emotivi, si esprime la capacità di agire con assertività. Accanto alla razionalità, infatti, si devono utilizzare le emozioni: sbaglia chi le considera un ostacolo al progredire della ragione.

Come ci si “allena”?

Con l’impegno quotidiano: per dare il meglio di sé in ogni circostanza: le energie mentali vanno coltivate con curiosità e interesse.

Quali sono quindi i consigli da seguire?

Essere soddisfatti del presente. Non aspettare il futuro. Il livello di soddisfazione del presente è un indice importante per misurare la salute psicologica. Bisogna inoltre rafforzare l’autostima, il che presuppone l’accettazione di sé stessi: solo così si affrontano i compiti difficili come sfide da vincere piuttosto che come pericoli da evitare. Di fronte alle difficoltà si deve intensificare l’impegno e mantenerlo sempre costante. La chiave di tutto, quindi, è riuscire ad affrontare le minacce con la convinzione di poter esercitare un controllo su di esse, in tutte le condizioni.

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