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Quando vogliamo agire su un sistema per contrastarne l’andamento negativo dobbiamo mettere in campo una serie di attività che siano in grado di diminuire, prima, e arrestare, poi, dei meccanismi consolidati.

Ogni azione fatta in questa direzione non può produrre, però, un effetto immediato poiché ogni sistema è un apparato complesso e articolato, sia in termini di organizzazione sia in termini relazionali e comunicativi, che non può essere cambiato globalmente in tempi brevi, richiedendo un intervento su più fronti, strategie diversificate e soluzioni specifiche per ogni ambito.

Spesso, chi opera nelle aziende, da esterno,  si trova di fronte delle aspettative che sono molto distanti da ciò che il proprio intervento è capace di produrre inizialmente.

I piccoli cambiamenti che avvengono, a volte,  non sono neanche avvertiti e si può avere l’impressione che il lavoro che si sta svolgendo non produca alcun risultato.

In questo primo passaggio del lavoro può verificarsi che gli attori coinvolti nel percorso si scoraggino e che decidano di abbandonare ciò che stanno facendo, riproponendo vecchi sistemi che si sono rivelati dannosi per la crescita del sistema.

È importante, in questa fase, far comprendere che i risultati non sono, e non possono essere, visibili nel breve periodo e che riproponendo vecchi modelli e vecchie logiche si aggrava ulteriormente la situazione, provocando l’entrata in scena di un nuovo elemento che ritarderà i cambiamenti auspicati.

Quali le strade da percorrere?

La prima è quella di individuare quali sono i ritardi che si verificano, o che possono ragionevolmente verificarsi,  nel sistema e procedere quindi alla definizione di obiettivi ridotti che possono essere raggiunti più facilmente ma che rappresentano, comunque,  le tappe per arrivare all’obiettivo generale prefissato.

Occorre passare poi alla programmazione temporale, attraverso una scansione precisa, che tenga conto dei ritardi inevitabili e quindi definire in modo puntuale e misurabile gli indicatori del raggiungimento degli obiettivi ridotti.

Si deve prevedere un monitoraggio costante che lasci spazio a una ridefinizione elastica in caso di fattori intervenienti, capaci di modificare l’assetto complessivo del percorso, con aggiustamenti in itinere e manovre correttive, se necessario.

La focalizzazione dell’attenzione sui risultati di medio/lungo periodo permetterà di evitare frustrazioni e percezioni di fallimento che inficiano tutto il processo messo in atto.

Ecco perché è così importante che si presenti in termini chiari, attraverso una programmazione puntuale e articolata, che l’obiettivo finale di ogni processo di cambiamento che si vuole effettuare in un sistema non può che avere un respiro di medio/lungo periodo e che gli interventi spot, che possono dare risultati immediatamente percepibili e sicuramente più gratificanti,  non incidono significativamente sull’intero assetto su cui si lavora.

Programmazione precisa e articolata, costanza e perseveranza operativa, impegno e collaborazione che passano dal coinvolgimento e dalla fiducia,  sono le vere leve di  ogni cambiamento reale, capace di ridisegnare le dinamiche aziendali in un’ottica di progressione e di miglioramento effettivo.

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