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La parola “responsabilità”  ha molti significati.

Per qualcuno significa sapere che ciò che avviene dipende da ciò che  fa, per altri significa gestire delle cose in modo ottimale, per altri ancora vuol dire essere protagonisti di eventi che ricadono sotto la sua direzione.

Per me, e per molti altri, la responsabilità è la capacità di fare scelte seguite da azioni che le rendano buone sotto l’aspetto della qualità, adeguate al contesto e generatrici di conseguenze rispettose delle persone su cui esse ricadono.

Ogni performance eccellente, di alta qualità, richiede un elevato grado di responsabilità.

Perchè questo avviene?

Se scegliamo di  assumerci  la responsabilità di ciò che facciamo e di ciò che pensiamo, il nostro impegno verso quella direzione aumenta e usiamo tutta la nostra energia, sia mentale sia fisica, per raggiungere il risultato atteso nel modo migliore possibile.

Ma la responsabilità non può essere qualcosa che ci viene ordinata dall’esterno e, anche se può produrre dei  risultati, come conseguenza di un lavoro svolto, resta sempre a un livello che non può essere definito eccellente.

Svolgere un qualsiasi lavoro perchè temiamo le conseguenze derivanti  dall’inadempienza o perchè temiamo una sanzione, anche solo verbale, non ne favorisce la miglior resa.

Solo una performance conseguente a una scelta autonoma di assunzione di responsabilità è in grado di produrre risultati di valore.

Uno degli strumenti che non favorisce l’autonomia di scelta è il “consiglio” che, spesso, nasconde una forma di comando.

Capita, a volte, che tale modalità porti una percezione di scarsa autoefficacia e ciò può provocare velate forme di risentimento, con conseguente deresponsabilizzazione che incide negativamente sulla performance.

In modo inconscio, avviene una sequenza di pensieri che porteranno la persona a non sentirsi appagata, sotto l’aspetto dell’autostima, e che favoriranno una forma di avversione verso quel compito che non sarà svolto con il dovuto impegno, generando anche forme di “boicottaggio”.

Un altro effetto negativo del consiglio si ha quando le cose non vanno nella direzione sperata.

Di fronte all’insuccesso: si è portati ad attribuirne la responsabilità a chi lo ha “elargito”, allontanando da sè la piena consapevolezza della propria agentività, cioè della capacità  di incidere attivamente su ciò che avviene.

Come afferma J. Withmore:
“Dire a qualcuno di assumersi la responsabilità di qualcosa non fa sì che la persona se ne senta responsabile”.

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