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In Economia, come nell’arte,  vi sono alcune “certezze incerte” e questo è un aspetto importante di cui tener conto.

Ci hanno insegnato che in Economia si dovrebbe usare la ragione strumentale ma, in realtà, dove si può arrivare?

Prendiamo come esempio un investimento, cioè l’impegno del proprio denaro per fare un’impresa, per acquistare le attrezzature e formare i collaboratori.

Per farlo sulla base di una decisione razionale, dovremmo basarci sull’analisi completa e dettagliata di tutte le informazioni rilevanti, eliminando così ogni incertezza e ogni rischio sul profitto di tale investimento.

Ma quali sono le informazioni che ci servono per prendere una decisione razionale? E tutte le informazioni sono esattamente quelle giuste e quelle necessarie?

Normalmente, accade invece che:

  1. l’informazione che hai non è quella che vorresti
  2. l’informazione che ti serve non è quella che puoi avere
  3. l’informazione che vorresti non è quella che ti serve
  4. l’informazione che puoi avere ha un costo superiore a quello che sei disposto a spendere (P. Bernstein)

Se ogni imprenditore potenziale si muovesse in base a calcoli prudenti e decidesse di investire solo quando ha a portata di mano tutti gli elementi per essere ragionevolmente sicuro di non correre rischi, lo spirito imprenditoriale diminuirebbe, con le conseguenze che possiamo immaginare per l’economia.

Keynes ci viene in aiuto, affermando che lo iato tra calcolo razionale e attività imprenditoriale è colmato dalla “carica vitale”.

Che cos’è?

“Probabilmente, la maggior parte delle nostre decisioni di fare qualcosa di positivo, le conseguenze totali delle quali verranno alla luce dopo molto tempo, possono essere prese solo come risultato della carica vitale, di un’urgenza spontanea all’azione più che l’inattività, e non come conseguenza di una media ponderata di probabilità quantitative. […] L’iniziativa individuale è adeguata solo quando il calcolo razionale viene integrato e supportato dalla carica vitale, in modo che il pensiero della perdita ultima, che spesso sorprende i pionieri, come l’esperienza insegna, sia messo da parte come un uomo sano mette da parte l’attesa della morte”.
(Keynes,  Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta)

La carica vitale  di Keynes, la certezza interiore che spinge le persone a intraprendere grandi imprese, aggirando il calcolo razionale e facendo dimenticare cose di cui sono a conoscenza, dimostra  che esiste una buona dose di autoinganno.

Per capire meglio la questione, ecco cosa dice a tale proposito The Economist, in un articolo apparso qualche tempo fa: ” Molte imprese di successo divengono tali perchè nei momenti critici del loro sviluppo si sono semplicemente rifiutate di uscire di scena ed hanno tirato dritto, in barba alle difficoltà. […] Uno dei compiti più difficili che i manager devono affrontare, è quello di valutare con cura le proprie possibilità”.

Proprio nei momenti di difficoltà, nei momenti di cambiamento strutturale come quello attuale occorre mettere in campo la carica vitale,  una forte  determinazione e un grande coraggio.

Far leva sulle proprie caratteristiche distintive, investire in formazione continua, imparare a gestire lo stress, stabilire relazioni di valore all’interno e all’esterno dell’azienda, rendersi flessibili e pronti ai cambiamenti, senza temerli ma senza sottovalutarne la portata e le ripercussioni, sono strumenti da mettere in campo per affrontare con sguardo nuovo e propositivo le situazioni contingenti in cui le informazioni salienti non sono immediatamente disponibili. L’attesa e l’inattività non migliorano la situazione e occorre “preparare il terreno” in modo da essere pronti di fronte all’imprevisto e all’imprevedibile.
La lungimiranza e il coraggio di un buon imprenditore si misurano non solo sulla capacità di problem solving, la gestione dell’urgenza, ma dalla capacità di prepararsi a gestire l’incertezza.

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