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Se non ascolto non comunico.

Quando vogliamo trasmettere un messaggio, durante la nostra comunicazione quotidiana con le persone, spesso riversiamo sul nostro interlocutore un fiume di parole, con l’intento di essere persuasivi e convincenti.

Il nostro obiettivo è quello di attirare l’attenzione e di conquistare l’approvazione dell’altro. Ma la comunicazione che voglia essere efficace e che, quindi, voglia raggiungere l’obiettivo di trasmettere un messaggio chiaro e persuasivo, inizia dalla fase di ascolto.

Se noi non partiamo da questo, non possiamo comprendere gli argomenti e i bisogni del nostro interlocutore. A questa prima fase segue quella della classificazione mentale di quanto è emerso dall’interazione verbale e non.

Quando parlo di ascolto, mi riferisco non solo all’interazione e alla comunicazione verbale ma anche a quella non verbale.

Questa fase di raccolta delle informazioni richiede un’attenzione all’ascolto notevole e possiamo cercare di stimolare l’esposizione e l’approfondimento, per avere il quadro più chiaro, per mezzo di brevi interruzioni dell’interlocutore.

Durante la comunicazione, dobbiamo chiederci:

  1. Quanto è interessata ad accogliere le cose che ho da dire il mio interlocutore?
  2. Sono certo di comprendere, davvero, le sue reazioni e ciò che la persona che ho di fronte, in generale, vuole esprimere?

In ogni comunicazione, in modo più o meno consapevole, mettiamo ostacoli alla comprensione dei messaggi ricevuti. Sono dei filtri e delle barriere che hanno origine dalla tendenza comune a preferire e scegliere argomenti che contengono idee che già conosciamo e su cui siamo tendenzialmente d’accordo (anche per questo utilizziamo le cosiddette “euristiche di pensiero”, scorciatoie mentali che ci facilitano il lavoro di comprensione anche del mondo che ci circonda).

Non ascoltare, o ascoltare parzialmente, ciò che ci viene detto ha origine da pregiudizi che possiamo avere nei confronti del nostro interlocutore ma, spesso, anche da pigrizia mentale.

Se ci troviamo in presenza di comunicazioni che non collimano con il nostro punto di vista o con ciò che crediamo vero di un certo argomento, tendiamo a evitare il contenuto del messaggio perchè in disaccordo con le nostre idee o perchè non vogliamo cominciare un processo di riflessione per comprenderlo. Questo atteggiamento di fronte ad argomenti di difficile comprensione (non tanto per lo spessore dei contenuti quanto per la loro difformità rispetto a ciò che gà conosciamo), diminuisce l’efficacia della comunicazione.

Si ascolta e si riceve il messaggio in modo parziale e, a volte, lo si deforma nel suo significato. Può capitare anche che lo si rifiuti interamente.

Ogni messaggio viene accolto, ritenuto e memorizzato solo in parte, una piccola parte, perchè vi è una notevole dispersione del contenuto. Questa dispersione ha inizio già nel momento dell concezione del messaggio da parte dell’emittente e prosegue con il ricordo a distanza di tempo da parte del ricevente.

A proposito di dispersione, nei primi studi sulla comunicazione (1975-1980) quando si parlava di questo, si era soliti affermare che “Ti offro una mela, ma, nel momento in cui tu l’afferri, ti ritrovi in mano un quarto della mela…”. Ciò, stava a significare che la dispersione del contenuto del messaggio verbale era del 75%.

Ma questo è valido ancora oggi sia per i messaggi verbali della comunicazione interpersonale, sia per i messaggi che ci arrivano con la comunicazione di massa.

Un’ecce ssiva quantità di stimoli comunicativi a cui siamo sottoposti non permette di prestare attenzione reale a nessuno di essi. Il contenuto che si disperde è molto.

Come afferma A. Zana nel suo “Comunicazione & Vendita”, siamo diventati “soggetti riceventi pigri”.

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