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Una breve riflessione su un tema importante e attuale.

Parlare di etica tentando un accostamento concettuale con l’economia, rappresenta una sfida difficile e dall’esito incerto, ma:

  1.  lo scenario attuale, caratterizzato dalla società globale, priva dei rassicuranti limiti geografici, culturali e normativi;
  2.  la complessità, che mette in discussione molti, collaudati determinismi ed evidenzia lo stato di costante interrelazione tra fenomeni e sistemi;
  3.  la necessità di trovare una via per uno sviluppo che sia sostenibile;

richiedono che questa dicotomia venga superata, non solo come formulazione teorica quanto soprattutto in riferimento alla dimensione delle decisioni strategiche e alla capacità operativa.

Sicuramente, il binomio etica-impresa suona stonato per coloro che dell’attività economica guardano solo la dimensione contabile o patrimoniale e che da essa si aspettano solo un ritorno legato al profitto, certamente imprescindibile, che diventa però, l’unica e legittima ragion d’essere della vita dell’impresa.

L’obiettivo di produrre valore solo per gli azionisti o per la proprietà, ritenuti il riferimento primario ed esclusivo cui rendere conto di tutto l’operato, sia in termini di scelte gestionali sia in termini di risultati, porta l’impresa a escludere dal suo ambito di interesse e dai suoi canali informativi, una platea composita di interlocutori che, a vario titoplo e con diversa intensità, rientrano nella sua sfera di azione.Tra questi “portatori di interesse” che ruotano intorno all’impresa e che rappresentano i generatori di quell’asset intangibile  che è la reputazione, non possiamo dimenticare le persone all’interno dell’azienda.

Da qui deriva il “consenso” interno, che si alimenta attraverso un flusso di comunicazione e di cultura reciproca.

Diventa quindi indispensabile che alla dimensione quantitativa, che valuta la performance economica, si affianchi una dimensione  di tipo qualitativo, legata ad aspetti quali la fiducia, la correttezza, la trasparenza, il rispetto nei confronti di tutti coloro che fanno parte dell’azienda.

In altri termini, occorre che l’etica e i valori entrino a far parte della cultura, della filosofia, delle scelte strategiche e delle modalità operative dell’impresa, rappresentando il substrato su cui l’attività economica trova fondamento.

Tra le risorse che contribuiscono al vantaggio competitivo che decreta il successo sul mercato e quindi la realizzazione degli obiettivi economici, senza i quali parlare di etica e responsabilità sarebbe un puro esercizio speculativo, un posto di rilievo è occupato dalla risorsa “lavoratori” e ciò prescindendo da ogni implicazione a valenza esclusivamente morale o etica.

Questo per riconoscere l’importanza di qualificare il lavoro, e quindi i lavoratori, come risorsa dal carattere squisitamente economico ma che non ha d’altro canto, come naturale conseguenza, la mercificazione dell’uomo e del suo lavoro. Si tratta di dimostrare come le due prospettive, quella economica e quella sociale, possono convergere verso il medesimo risultato.

Occorre pensare alla necessità di ristabilire un equilibrio tra le diverse, ma non necessariamente contrapposte, esigenze di conseguimento di obiettivi economici soddisfacenti e duraturi e di attenzione, centralità, cura e soddisfazione della persona/lavoratore che alla realizzazione di quegli obiettivi contribuisce in modo determinante.

Si tratta di un cambiamento culturale che considera, oltre la convenienza economica data dal profitto, dal guadagno e da tutto ciò che è monetizzabile, una “economicità sociale”, meno quantificabile ma non per questo meno remunerativa.

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