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La nostra educazione tradizionale e le regole sociali spesso scoraggiano l‘assertività.

Una buona educazione è necessaria, sia chiaro, ma alcune norme e convenzioni sociali, se ricevute in forma autoritaria e pressante, possono causare danni alla personalità dell’individuo, portandolo a sentirsi inferiore e con scarsa volontà di cambiamento.

Già in famiglia si sente dire, quando un bambino vuole  far valere le proprie ragioni: “I bambini devono stare zitti” e frasi simili.

A scuola i più “bravi” sono gli alunni silenziosi, quelli che non mettono in discussione l’autorità.

Alcune di queste tendenze, fortunatamente, oggi sono cambiate ma, come afferma lo psicologo R. Emmons:

“Ancora oggi c’è la necessità di un maggiore riconoscimento delle affermazioni di ciascun individuo, del diritto di espressione di sè senza timori o senso di colpa, del diritto di dissentire, del contributo unico e irripetibile che può provenire da ciascuno di noi”.

Il modello non assertivo che si sta diffondendo si basa sulla necessità di essere aggressivi, e i media lo veicolano molto bene, di vincere sugli altri e di difendersi dagli altri.

Ciò che conta è, per questo modello, la nostra immagine esteriore e si arriva alla divisione delle persone in due macro gruppi: chi sta in posizione “top” e chi sta in quella “down”.

La difficoltà sta nel trovare un giusto equilibrio tra il sacrificio di sè e la tendenza all’individualismo, tra i propri diritti e quelli degli altri.

Ovviamente, tutti i diritti comportano dei doveri e delle responsabilità, tra cui quella di rispettare i diritti altrui, riconoscendoli importanti come i nostri.

Il diritto fondamentale che sta alla base degli altri è quello di dire “No” senza farsi schiacciare dal senso di colpa ed è quello che avviene quando si vogliono esprimere i propri sentimenti e le proprie convinzioni.

Ma ogni volta che noi parliamo, e pensiamo, in modo assertivo dobbiamo sapere che attraverso l’espressione giusta di quello che vogliamo veramente, non stiamo facendo un danno agli altri nè stiamo attentando alla sua libertà.

Ogni volta che ci esprimiamo in modo assertivo e in modo chiaro stiamo dimostrando rispetto per l’altro, oltre che per sè.

Se la persona che abbiamo di fronte si risente, non dobbiamo preoccuparci: il problema è suo poichè dimostra una soglia di suscettibilità basso o un bisogno di manipolare.

Ecco una lista di diritti assertivi (da “L’assertività” di E. Giusti e  A. Testi, Ed. Sovera):

  • diritto di giudicare il proprio comportamento, i propri pensieri e assumersene la responsabilità accettandone le conseguenze;
  • diritto di non offrire ragioni o scuse a giustificazione del proprio comportamento;
  • diritto di valutare se ci si vuole assumere la responsabilità di trovare soluzioni ai problemi degli altri;
  • diritto di cambiare il proprio modo di pensare;
  • diritto di sbagliare e di assumersene la responsabilità;
  • diritto di essere indipendenti dalla benevolenza degli altri quando si deve tener loro testa;
  • diritto di essere illogici nel prendere decisioni;
  • diritto di dire “non so”;
  • diritto di dire “non capisco”;
  • diritto di dire “non mi interessa”;
  • diritto di essere trattato con rispetto, qualunque sia il proprio ruolo o status;
  • diritto di affermare i propri bisogni e di esprimere i propri desideri;
  • diritto di definire i propri limiti, seguire i propri bisogni e dire “no”;
  • diritto di esprimere le proprie opinioni;
  • diritto di sostenere i propri valori;
  • diritto di essere ascoltati;
  • diritto di stabilire e perseguire i propri obiettivi, di soddisfare le proprie aspettative e di non accettare obiettivi e aspettative stabiliti per sè da altri;
  • diritto di fare richieste a un’altra persona dal momento che le si riconosce l’identico diritto di rifiutare;
  • diritto di attuare i propri diritti.

Bisogna liberarsi dalla schiavitù dettata dal “bisogna essere amati da tutti” e, a volte, il comportamento assertivo viene considerata un modo in cui si rischia la disapprovazione degli altri, cosa inaccettabile per molti di noi.

I nostri e gli altrui diritti hanno come assunto di base che noi siamo responsabili di ciò che siamo e di ciò che  facciamo:

“nessuno può manipolare le nostre emozioni o il nostro comportamento se noi non gli permettiamo di farlo”.

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